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Le novità
del 2010 creano qualche campanello d’allarme. La recessione economica ha
portato l’inflazione ai minimi storici, e questo ha fatto sì che la
scala mobile girasse in modo molto più lento del solito, con effetti
negativi sulle pensioni. Ogni anno, infatti, gennaio è il mese del
conguaglio fiscale, della trattenuta della prima rata dell’addizionale
comunale e regionale e, molto spesso, degli errori di calcolo (ad esempio,
molti pensionati non si sono visti riconoscere la
detrazione per moglie a carico perché non avevano compilato lo specifico
modulo, ormai obbligatorio). Ma se
le trattenute, fino allo scorso anno, erano compensate dallo scatto di
scala mobile e, quindi, le pensioni venivano adeguate all’inflazione in
modo tale da conservare il loro potere d’acquisto, quest’anno le cose
sono andate diversamente.
Se nel 2009 lo scatto in questione è stato del 3,3%, con un aumento di 15
euro mensili per le minime, il 2010 ha fatto registrare un misero +0,7%
che, tradotto in denaro, significa 3 euro in più al mese per i pensionati
al minimo, i titolari dell’assegno sociale e i beneficiari della rendita
maggiorata fino al vecchio milione di lire. Inoltre, l’aumento del 2009
era stato calcolato al 3,3%, ma il tasso d’inflazione reale è stato
pari al 3,2%, inferiore quindi dello 0,1%, percentuale che i pensionati
hanno percepito per ogni mese del 2009 e che ora saranno costretti a
restituire.
Le novità del 2010 però non si esauriscono qui: il decennio appena
iniziato è stato indicato come quello dell’austerità previdenziale. Il
nuovo corso non riguarda chi è già in pensione, ma chi ancora sta
lavorando. Innanzitutto, scatta la revisione triennale dei coefficienti di
calcolo della pensione contributiva, che verranno agganciati alle
aspettative di vita: in tal modo, le pensioni verranno incassate per più
tempo e saranno di minore importo. L’altra novità, forse quella che ha
fatto più “rumore”, è relativa all’età pensionabile: questa verrà
infatti elevata per adeguarla all’allungamento della vita media. Questo,
per il momento, riguarda solo i dipendenti pubblici.
Lello la Ghezza
Consulente previdenziale
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