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Il Governo ha approvato sabato 15/10/2016 la legge di Bilancio 2017 contenente un pacchetto di misure sulla previdenza che vale 7 miliardi nel prossimo triennio (1,9 nel 2017, 2,5 nel 2018 e 2,6 nel 2019). 

Le misure approvate sono:

1) sostegno delle pensioni basse;

2) anticipo pensionistico per i lavoratori che hanno compiuto 63 anni di età;

3) cumulo gratuito dei periodi assicurativi per i lavoratori con carriere discontinue; 

4) l'uscita con 41 anni di contributi per alcune categorie di lavoratori precoci .

Sostegno delle pensioni basse

Completando il percorso avviato con la scorsa Legge di Stabilità, partendo dai pensionati con più di 74 anni, si prevede l'aumento della detrazione d'imposta (riconosciuta fino a 55.000 euro) per tutti i pensionati al fine di uniformare  no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro).

Si estende la platea dei beneficiari della quattordicesima mensilità,che sarà data ai pensionati con redditi fino a 2 volte il trattamento minimo Inps (circa mille euro mensili) .

Per quanti già beneficiano della quattordicesima,cioè per chi percepisce una pensione entro i 750 euro, ci sarà un aumento dell'importo del 30%. Chi ha un reddito tra 750 e mille euro al mese, godrà di una somma tra 330 e 500 euro l'anno, sempre corrisposta con la mensilità di luglio.

Anticipo pensionistico 

Le lavoratrici e i lavoratori con età anagrafica pari o superiore ai 63 anni, con 20 anni di contributi e che maturano entro 3 anni e 7 mesi il diritto a una pensione di vecchiaia potranno accedere su base volontaria all'Anticipo Pensionistico (APE).

L'importo che percepiranno fino alla maturazione del diritto a pensione di vecchiaia, sarà anticipato dal sistema bancario per il tramite dell'Inps e sarà di ammontare commisurato alla pensione di vecchiaia che si percepirà.

Il diritto sarà certificato dall'INPS al momento della domanda e l'importo anticipato dovrà essere poi restituito tramite un prelievo ventennale sulla pensione.

La restituzione, in vent'anni, sarà una quota parte della pensione che,  secondo il Governo, sarà contenuta tra 4,6 ed il 4,7% dell'assegno per ogni anno di anticipo grazie ad un finanziamento parziale dell'onere da parte dello Stato.

La misura sarà sperimentata per due anni, dal 2017 al 2018, e partirà dal 1° maggio 2017.

Vi potranno accedere i lavoratori e le lavoratrici nati tra il 1951 ed il 1954.

Allo strumento potrà contribuire anche l'impresa riducendo i costi di finanziamento dell'anticipo a carico del lavoratore e agevolando così il pensionamento dei dipendenti che intendano aderire alla misura. 

Ape Agevolato

Per i disoccupati senza ammortizzatori sociali, gli invalidi, chi assiste parenti disabili entro il primo grado in linea retta e chi svolge lavori pesanti o gravosi  il cui importo della pensione, attesa al raggiungimento dei requisiti ordinari, non risulti superiore a 1.500 euro lordi al mese  il costo dell'anticipo sarà interamente a carico dello Stato (Ape Agevolato). Senza, quindi, alcuna penalità sulla pensione finale a differenza di quanto prevede l'ape volontario.

Resterà ferma, comunque, la possibilità per l'interessato di chiedere, ove possibile, un'anticipo maggiore rispetto a tale cifra ma in tal caso l'eccedenza non sarà assistita dall'intervento statale e, quindi, dovrà essere restituita dal lavoratore con un prelievo sulla pensione finale.

Per l'accesso a questa misura è previsto però un requisito contributivo minimo pari a 30 anni (36 anni per chi svolge lavori gravosi).

Lavoro Gravoso

Viene codificato per la prima volta il concetto di lavoro gravoso. In questa categoria dovrebbero rientrare gli infermieri di sala operatoria, lavoratori edili, maestre d'infanzia, macchinisti e autisti di mezzi pesanti .

Chi svolge questi mestieri potrà :

1) uscire all'età 41 anni di contributi se ha svolto 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età (cd. quota 41);

2) godere dell'APE agevolato dai 63 anni a condizione di possedere almeno 36 anni di contributi. 

Lavoro Precoce

Per i lavoratori che hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età e si trovano in condizioni di bisogno la manovra dovrebbe introdurre la possibilità di uscire a 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica.

I lavoratori che potranno godere di questo anticipo sono :

1) i disoccupati senza ammortizzatori sociali;

2) persone in condizioni di salute che determinano una disabilità e lavoratori occupati in alcune attività particolarmente gravose.

Lavoro usurante

Il provvedimento dovrebbe correggere in più punti il decreto legislativo 67/2011 che, come noto, contiene la disciplina speciale per il pensionamento dei lavoratori addetti ai lavori usuranti e notturni.

In particolare questi soggetti godrebbero di un anticipo della pensione di 12 mesi o 18 mesi grazie all'abolizione della finestra mobile.

Cumulo gratuito dei periodi assicurativi

La legge di Bilancio 2017 , approvata ieri dal Consiglio dei Ministri, consente, dal prossimo anno, la possibilità, per i lavoratori che hanno spezzoni contributivi in più gestioni previdenziali (compresa la gestione separata), di sommare tali contributi senza vincoli, oneri o penalizzazioni sul sistema di calcolo dell'assegno al fine di maturare i requisiti contributivi sia per la pensione di vecchiaia che per la pensione anticipata.

Lo strumento normativo con cui verrà attuata la modifica dovrebbe essere l'estensione, l'articolo 1, commi 238 e ss. della legge di stabilità 2013 (legge 228/2012).

Questo strumento, infatti, consente dal 1° gennaio 2013 di cumulare gratuitamente i periodi assicurativi non coincidenti presenti in tutte le gestioni previdenziali dell'Inps (Ago, Ex-Inpdap, Ex-Enpals, compresa la gestione separata) al fine di perfezionare i requisiti contributivi per la pensione di vecchiaia (vale a dire i 20 anni di contributi). Ma presenta due limiti :

1) non può essere esercitato se è stato raggiunto un diritto autonomo in una delle gestioni interessate al cumulo (cioè, in sostanza, se sono stati raggiunti i 20 anni di contributi in una singola gestione previdenziale);

2) non può essere utilizzato per raggiungere i requisiti contributivi per la pensione anticipata (cioè i 42 anni e 10 mesi di contributi), ma solo per il pensionamento di vecchiaia. 

La norma approvata dal Consiglio dei Ministri comporterà il superamento dei due limiti appena citati. Si renderà così di fatto superflua la totalizzazione nazionale, che attualmente penalizza i lavoratori perché, pur essendo gratuita, prevede la penalizzazione delll'assegno frutto del ricalcolo con il contributivo.

A seguito dell'accordo, ad esempio un lavoratore con 38 anni di contributi nel Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti (o in una gestione pubblica) ed altri 4 anni e 10 mesi nella Gestione Separata non coincidenti temporalmente potrebbe sommarli ed uscire con la pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi di contributi senza alcun onere e con garanzia di mantenere intatto il sistema di calcolo e, quindi, il reddito pensionistico.

Ciascuna gestione, precisa infatti l'accordo siglato il 28 settembre, calcolerà l'importo pro quota dell'assegno secondo le proprie regole di calcolo. 

Attualmente, invece, nel caso esposto l'interessato si trova di fronte ad una scelta ardua: effettuare la totalizzazione nazionale perdendo parte dell'assegno pensionistico a causa del sistema di calcolo contributivo oppure, se non vuole rimetterci sull'assegno, attendere il compimento di 66 anni e 7 mesi di età, dilatando l'età di pensionamento.

Tale possibilità, precisa l'accordo quadro, potrà essere esercitata senza oneri da tutti gli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima. Saranno pertanto interessati tutti i lavoratori dipendenti (anche del pubblico impiego), gli autonomi e gli iscritti alla gestione separata, restano esclusi gli autonomi iscritti alle casse libero Professionali.

Non c'è alcuna modifica per quanto riguarda la ricongiunzione (onerosa) dei contributi dato che il cumulo è uno strumento giuridico completamente diverso.

La ricongiunzione sposta, infatti, i contributi da una cassa all'altra, con la possibilità per l'interessato di guadagnare una pensione anche più elevata per effetto del trasferimento ove le regole di calcolo dell'assegno siano più favorevoli rispetto alla gestione uscente; con il cumulo, invece, i contributi restano in ciascuna gestione previdenziale la quale erogherà il proprio pezzetto di assegno secondo le proprie regole. 



Il commento:

Che dire: il Governo ha approvato una mini riforma delle uscite consentendo ai lavoratori di percepire un reddito a 63 anni, 3 anni e 7 mesi prima della maturazione del diritto a pensione di vecchiaia, reddito che poi dovrà essere restituito in 20 anni .

Conviene ?
 
Si, se si ha necessità di smettere di lavorare prima e conviene perché, grazie al contributo dello Stato, si restituisce un prestito ad un costo inferiore, considerando che si restituisce l'importo totale in 20 anni .

In ogni caso si tratta sempre di prestito, perché i requisiti in essere della legge Fornero non vengono scalfiti.

C'è, poi la parte sociale della mini-riforma, che assomiglia tanto ad ammortizzatori sociali mancanti e che riguarda il pensionamento anticipato a 63 anni di lavoratori disoccupati senza ammortizzatori sociali, invalidi, chi assiste parenti disabili di  primo grado e chi svolge lavori pesanti o gravosi; in questi casi il costo è totalmente a carico dello Stato .

Insomma, considerando anche il cumulo dei contributi ed i lavoratori precoci, si è fatto qualcosa di positivo, ma questo "qualcosa" costa allo Stato 7 miliardi di euro in tre anni !

Ogni anno si fa "qualcosa" e si spendono soldi, miliardi di euro... avrei preferito un'organica riforma complessiva riguardante anche il reddito minimo di inclusione ...

Rosario Franza

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