Quali saranno le Pensioni dei "giovani" che iniziano a lavorare dal 1996 ?

 
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La previdenza sarà sempre più un miraggio per i giovani, infatti andranno in pensione ad un'età media di 68 anni e  con importi medi intorno ai 750-800 euro al mese. Poco più della pensione sociale.

Ciò emerge dal secondo Rapporto sul «Bilancio del sistema previdenziale italiano», un documento che offre una visione d'insieme del complesso sistema previdenziale del Paese, curato da Itinerari Previdenziali, l'associazione presieduta da Alberto Brambilla.

Sottolinea Brambilla: «Occorre infatti considerare che per coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996 non sono più previste né le integrazioni al minimo né le maggiorazioni sociali di cui oggi usufruiscono circa 6 milioni di pensionati su 16,5 milioni, cioè più del 36% del totale».

Il sistema di calcolo contributivo si basa sul montante di ciascun lavoratore, ricavato dalla retribuzioni che il lavoratore percepisce    e rivalutato ogni anno in base alla media del pil degli ultimi cinque anni . Tecnicamente funziona così :

  1. Ogni anno viene accreditato a favore dell'iscritto alla cassa pensionistica, il 33% della retribuzione annua contributiva;
  2. Il valore accreditato viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno secondo un coefficiente, elaborato dall'ISTAT, che è la media del pil degli ultimi cinque anni;
  3. La somma dei valori accantonati e rivalutati anno per anno costituisce il montante contributivo individuale con cui si calcola la pensione contributiva ;
    • L'importo annuo della pensione è una percentuale del montante contributivo individuale che,in base all'età, varia dal 4,3% al 6,5% .

I fattori che determinano, quindi,  l'importo della pensione, sono la crescita del pil dell'Italia e la dinamica della carriera del lavoratore.
L'analisi di Itinerari Previdenziali sottolinea che i tassi di sostituzione,ossia la percentuale dell'ultima retribuzione come pensione, nell'ipotesi di un pil in crescita dello 0,5% si riducono di circa l'8% per i dipendenti e del 6,8% per gli autonomi, rispetto ad un pil che invece cresce dell'1% .
Le cose non vanno meglio per le retribuzioni individuali, che da tempo crescono poco meno dell'1,5% e a volte persino si riducono, con modeste prospettive di crescita nei prossimi anni.

In media le retribuzioni, secondo i dati dell'Agenzia delle Entrate, non andranno oltre i 1.100 euro al mese.

Ipotizzando un tasso di sostituzione del 70%, con una retribuzione di 1.100 euro, si va in pensione con 770 euro, cioè poco più della pensione minima.

Prestazioni più elevate possono essere centrate solo da lavoratori che hanno la massima anzianità contributiva ; una circostanza sempre meno probabile dato il diffondersi del precariato che sta determinando per molti dei buchi contributivi.

L'unica tutela, per chi può permettersela, è quella di accumulare dei risparmi per il tempo della pensione o in proprio oppure ricorrendo a dei fondi di previdenza complementare.


Il commento:

Che mondo stiamo lasciando ai nostri figli ?!...

Povertà, disoccupazione, pensioni da fame e quindi ingiustizia sociale in aumento.

Quando l'Istat afferma che le retribuzioni medie non andranno oltre le 1.100 euro al mese, mi domando come si fa a vivere, se l'affitto di un bilocale arriva fino a 600 euro al mese !
Se poi consideriamo che l'importo medio delle pensioni future sarà attorno agli 800 euro al mese, mi domando che fine sta facendo la nostra civiltà se non è in grado di assicurare dignità ai nostri vecchi attuali e futuri .

Quando poi si afferma che il secondo pilastro della riforma Dini, che introdusse nel 1995 il contributivo per tutti, fosse la previdenza complementare, ossia i fondi pensione, mi domando quali siano e dove si trovino i lavoratori che, su un reddito medio mensile di 1.100 euro, riescano a risparmiare almeno 200 euro al mese per avere, dopo 35 anni, una rendita annua aggiuntiva di 6.500 euro, cioè un reddito mensile aggiuntivo lordo di 540 euro.

Dove sono costoro ? Dove sono questi lavoratori che riescono a vivere con 900 euro al mese ?...

Quindi il "secondo pilastro pensionistico" o è affidato tutto al TFR oppure è una questione da ricchi, perché solo i ricchi hanno la possibilità di risparmiare .

Alla fine, come al solito, i ricchi diventeranno sempre più ricchi  ed i poveri sempre più poveri !

   

Rosario Franza

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