Gli orfani studenti che percepiscono la reversibilità possono lavorare !

 
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La Circolare INPS 185/2015 del 18/11/2015  stabilisce gli orfani studenti potranno svolgere, nell'anno di riferimento, attività lavorative sia autonome che dipendenti  senza correre il rischio di vedersi sospendere la pensione di reversibilità così come stabilito dalla Corte Costituzionale  con sentenza n. 42 del 25 febbraio 1999 .

L'INPS recepisce il principio affermato dalla Corte che "la percezione di un piccolo reddito per attività lavorativa, pur venendo a migliorare la situazione economica dell’orfano, non gli fa perdere la sua prevalente qualifica di studente" e stabilisce un limite di reddito non ostativo al
pagamento della pensione di reversibilità .
Tale limite di reddito è uguale al trattamento minimo annuo di pensione maggiorato del 30% .

Nel 2015 il trattamento minimo è pari a 6.351 euro che maggiorato del 30% diventa 8.490 euro , cifra che rappresenta il reddito compatibile con il mantenimento dello status di studente . 
Quindi lo studente che, nel 2015,svolga attività lavorativa dipendente o autonoma entro il predetto limite di 8.490 euro, manterrà la pensione di reversibilità avendo solo l'obbligo di comunicare  all'Inps il reddito annuo presunto, nonché ogni variazione dello stesso. 

In caso di superamento del limite predetto l'Inps sospenderà la pensione di reversibilità e recupererà le somme indebitamente erogate nel corso dell’anno di riferimento.

Il superamento del reddito  non comporta comunque la decadenza dalla prestazione perché lo studente, una volta tornato al di sotto del limite annuo stabilito, potrà conseguire nuovamente la prestazione fino alla  scadenza.  

I redditi derivanti da attività socialmente utili,da borsa di lavoro e dallo svolgimento del servizio civile, non comportando l'instaurazione di un rapporto di lavoro, non verranno considerati ai fini del calcolo del limite di reddito di cui trattasi .


Il commento:

Ogni volta che ho pensato al "sistema reversibilità" non sono mai stato conquistato dall'entusiasmo .
 
Infatti capita che coniugi percettori di un buon reddito si vedono consegnare, pur abbattuta, una pensione di reversibilità senza che né abbiano il minimo bisogno .

Sembra quasi che ciò che regola la reversibilità, sia un diritto di proprietà,  più che un bisogno al mantenimento del superstite .
Insomma, il pensiero recondito è che ciò che apparteneva al coniuge defunto deve appartenere al superstite o al figlio orfano !

Sarei per l'abolizione di tutte le pensioni di reversibilità, misurerei con parametri certi il bisogno dei superstiti e ove ve ne fosse la necessità, integrerei il reddito .

Il diritto all'integrazione al reddito discenderebbe non dal diritto di proprietà, ma dalle necessità del nucleo familiare o convivente superstite .


Rosario Franza

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